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Avatar di DANIELE PRANDELLI

Caro autore, ho letto il tuo pezzo sulle meteore, sui leader che salgono e scendono, sui simboli perduti e sulla nostalgia dei vecchi volantini.

E ammetto, è scritto bene, è argomentato, hai anche messo i numeri. Renzi al 40%, Salvini al 34%, oggi irrilevanti. I dati ci sono, non li discuto. Ma c'è un problema di fondo, e me lo permetto, stai guardando il dito e non la luna.

Tu dici che il problema è la personalizzazione, il leaderismo, il "partito persona" che si sostituisce al "partito idea". E dici che dovremmo tornare ai simboli, alla quercia, alla falce e martello, allo scudo crociato. Roba che conteneva storie, che parlava alla memoria collettiva, che durava oltre il singolo volto.

Ma secondo me, caro autore, non è che abbiamo scelto i leader al posto delle idee. È che le idee non le capiamo più. E non è colpa nostra. È che il mondo è cambiato, e tu questo non lo consideri affatto.

Dalla fine dell'Ottocento fino agli anni Ottanta, la politica funzionava in un modo che oggi non esiste più. La gente andava a scuola, leggeva i giornali, andava al circolo, alla fabbrica, alla parrocchia. C'erano strutture, corpi intermedi, comunità fisiche dove le idee si sedimentavano, si discutevano, si tramandavano. L'ideologia non era una parola astratta, era un orizzonte culturale, un modo di stare al mondo, una mappa che ti diceva da dove vieni, chi sei e dove vuoi andare.

Su quella mappa ti posizionavi, e votavi. E il simbolo funzionava proprio perché c'era una comunità che lo interpretava. Oggi quella roba non c'è più. Oggi apri il telefono e in cinque secondi hai già cambiato tre notizie, quattro video, due opinioni.

Non hai il tempo di capire cosa hai appena letto che devi già passare alla prossima. L'attenzione non esiste più come risorsa. L'informazione non si assimila, si consuma. E poi si dimentica.

E allora, caro autore, come fai a chiedere alla gente di riconoscersi in un simbolo? In una quercia? In una falce e martello? Ma chi le ha mai viste, quelle cose? Chi gliele ha spiegate? Chi ha il tempo di spiegargliele?

Non è che le persone hanno scelto i leader al posto dei simboli. È che i simboli non parlano più a nessuno perché manca la cultura che li rendeva parlanti. E allora, in questo deserto, la gente cosa fa? Si aggrappa a quello che riesce ancora a riconoscere. Un volto. Una voce. Un uomo o una donna che parla forte, che dice cose semplici, che sembra sicura. Che incarna qualcosa, anche se quella cosa è solo un'emozione, un'ansia, una rabbia.

Ecco perché funzionano i leader. Ecco perché funziona Trump. Ecco perché qui da noi Renzi prima e Salvini dopo hanno preso percentuali che neanche la DC ai tempi d'oro. Non perché sono bravi. Ma perché nel vuoto totale, essere un volto è meglio di essere niente.

T

u parli di "partito persona" come se fosse una scelta, una deviazione sbagliata. Ma è una conseguenza, non una causa. È il sintomo di una malattia più profonda, la dissoluzione della cultura politica come orizzonte condiviso. Non abbiamo scelto i leader. Siamo finiti nei leader perché non c'era altro a cui aggrapparsi. E poi, scusa, tu dici "torniamo ai simboli" come se bastasse riportare la quercia sulla scheda elettorale. Ma un simbolo senza comunità che lo interpreta non è un simbolo, è solo un'immagine. È come attaccare un quadro in una stanza vuota: bello, ma non parla con nessuno.

E qui arrivo al punto che più mi preoccupa, e che nel tuo articolo non c'è. Non si torna indietro.

Non è che un giorno ci svegliamo e decidiamo di ricominciare a leggere, a discutere, ad andare ai circoli, a far parte di comunità di pensiero. Il mondo non funziona più così. L'informazione è accelerata, frammentata, emotiva, e lo sarà sempre di più.

I corpi intermedi sono morti e non resuscitano. La cultura condivisa si è sgretolata e non la ricostruisci con un manifesto ben disegnato. Quindi la domanda non è "come torniamo ai simboli?". La domanda è: come facciamo a stare in piedi in questo mondo senza che tutto crolli? E la risposta, secondo me, è brutta. Perché se continui così, se la politica è solo emozione, influencer, leader che si coalizzano attorno a un nemico, prima o poi succede una tragedia.

Una guerra. Un collasso economico. Una spaccatura sociale che non si ricompone più. E sarà talmente grande che la gente, disorientata, ferita, senza più punti di riferimento, sarà costretta a fermarsi e a chiedersi: "Ma dove stiamo andando?" E forse, e dico forse, è solo in quel momento che si potrà ricominciare a costruire qualcosa. Non con i vecchi simboli, che ormai sono archeologia. Ma con nuovi paradigmi, nuove narrazioni, nuovi modi di stare insieme, che nessuno oggi sa ancora immaginare.

Non è una bella prospettiva, lo so. Ma, a mio avviso, è più realista della tua. Perché tu parli di tornare ai volantini, ai disegni, alla grafica politica. E io ti capisco, eh. C'è anche in me un po' di nostalgia per quando le cose sembravano più solide, più pensate, più vere. Ma la nostalgia non è un programma politico.

La nostalgia è un lusso che ci possiamo permettere solo se viviamo in un mondo che esiste ancora. Ma quel mondo non esiste più. E non tornerà.

Quindi, caro autore, la domanda non è "perché i leader sono meteore?".

La domanda è: cosa facciamo quando l'ultima meteora sarà spenta e non resterà altro che il buio?

Perché quello, secondo me, è il vero problema. E finché continueremo a parlare di simboli e di volantini come se fossero la soluzione, quel buio si avvicinerà, senza che nessuno se ne accorga.

Daniele Prandelli

Avatar di Lucandrea Massaro

È certamente come dici, va detto che questo è un effetto della transizione dal proporzionale al maggioritario. Non dico che se tornassimoo al proporzionale risolveremmo i nostri guai, ma almeno andremmo nella direzione giusta di creare partiti con una identità e che rappresentano segmenti di società. Le alleanze post elettorali sulla base di una rappresentanza vera e con obbiettivi mediati sulla base del consenso reale

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